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La vaginosi batterica colpisce quasi una donna su quattro in età riproduttiva. Spesso asintomatica, può causare complicanze gravi. Il tasso di recidiva supera il 50%: perché succede e perché servono nuovi approcci terapeutici
Il microbiota vaginale è un insieme di microrganismi che, quando è in equilibrio, protegge la salute intima. Se questo equilibrio si rompe, si sviluppa una disbiosi vaginale: la più comune per le donne in età fertile è la vaginosi batterica, che diventa spesso un’infezione recidivante anche dopo il trattamento primario con antibiotici.
Un elemento centrale per comprendere questa ricorrenza è il biofilm polimicrobico, la struttura organizzata di microrganismi che aderisce alla parete vaginale: agendo come una sorta di scudo, rende i batteri più resistenti agli antibiotici e all’azione del sistema immunitario. Per questo la ricerca scientifica più recente suggerisce che il biofilm non sia solo un fattore aggravante, ma il driver patogenetico della condizione.
Cos’è la vaginosi batterica e quali conseguenze ha
La composizione batterica del microbiota vaginale è influenzata da mestruazioni, gravidanza, rapporti sessuali e fattori ambientali. In generale, però, la maggioranza delle specie batteriche è rappresentata dai Lactobacilli, che mantengono il pH vaginale nella norma (tra 3,5 e 4,5) e inibiscono la crescita di microrganismi patogeni.
Quando la quantità di Lactobacilli si riduce drasticamente e viene sostituita da una proliferazione di microrganismi anaerobi, tra cui Gardnerella vaginalis, Atopobium vaginae, Ureaplasma urealyticum e Mycoplasma hominis, la flora batterica si altera e perde i suoi meccanismi protettivi.
Così si sviluppa la vaginosi batterica, che globalmente colpisce il 23-29% delle donne in età riproduttiva. Molte risultano asintomatiche, ma ciò non esclude la presenza della condizione e delle sue numerose complicanze.
Le pazienti sono infatti esposte a potenziali conseguenze negative sullo stato di salute, che vanno da cistiti ed endometriti, fino all’aumentato rischio di carcinoma cervicale. Se in gravidanza, il 10-30% va incontro a un parto prematuro, con anche il rischio di infezioni e aborto tardivo. Inoltre, aumenta significativamente la possibilità di contrarre e trasmettere HIV, Herpes simplex, HPV e altre malattie sessualmente trasmissibili.
Quali sono le cause e i fattori di rischio
Sebbene la causa scatenante della riduzione di Lactobacilli e della connessa proliferazione di microrganismi patogeni resti sconosciuta, tra i fattori di rischio rientrano notoriamente l’igiene genitale scarsa o eccessiva (ad esempio, lavande e irrigazioni vaginali frequenti), lo stress, il fumo di sigaretta e l’uso di IUD monouso come metodo contraccettivo.
La vaginosi batterica è inoltre fortemente associata all’attività sessuale: pur non essendo propriamente una malattia sessualmente trasmissibile, la prevalenza cresce con il numero di partner. Le evidenze suggeriscono che i partner maschili possano fungere da reservoir: cioè, pur non esistendo una patologia maschile corrispondente, possono essere “portatori sani” dei microrganismi patogeni.
Perché la vaginosi batterica è un’infezione recidivante
La vaginosi batterica si tratta primariamente e tradizionalmente con una terapia antibiotica, che porta alla guarigione dopo un mese nel 58-92% dei casi. Il tasso di recidiva supera però il 50% entro 6-12 mesi: significa che entro un anno l’infezione si ripresenta in più della metà delle pazienti trattate.
La recidiva potrebbe essere causata dalla reintroduzione dei patogeni da parte di un partner sessuale, ma si ritiene che un tasso così elevato abbia a che fare verosimilmente con la difficoltà a ripristinare in modo durevole un microbiota dominato da Lactobacilli protettivi e con la persistenza del biofilm polimicrobico.
Il ruolo centrale del biofilm polimicrobico e cosa comporta
La letteratura scientifica più recente suggerisce di andare oltre la tradizionale definizione di vaginosi batterica come semplice disbiosi, per reinterpretarla come una sindrome complessa basata su biofilm polimicrobici.
Secondo questa prospettiva, il biofilm polimicrobico composto principalmente da Gardnerella diventa il meccanismo primario della disbiosi: innesca e sostiene la malattia, favorendo anche le co-infezioni con patogeni sessualmente trasmissibili.
La persistenza del biofilm polimicrobico caratteristico della vaginosi batterica anche dopo la conclusione delle terapie antibiotiche standard, che potrebbero non agire in modo sufficientemente adeguato su questo aspetto, può spiegare l’alto tasso di recidiva e le complicanze.
Per questo motivo il panorama delle terapie emergentisi sta orientando verso nuovi approcci terapeutici, tra cui trattamenti alternativi alle tradizionali terapie antibiotiche in grado di disgregare il biofilm polimicrobico e di ripristinare durevolmente il microbiota vaginale.
Bibliografia
- “Bacterial Vaginosis: What Do We Currently Know?”, Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, di Abou Chacra L, Fenollar F, Diop K, (2022)
- “Bacterial Vaginosis — Vaginal Polymicrobial Biofilms and Dysbiosis”, Swidsinski S, Moll WM, Swidsinski A, Deutsches Ärzteblatt International (2023)
- https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/bacterial-vaginosis
- https://www.iss.it/antibiotico-resistenza/-/asset_publisher/pGwMehdu7WnW/content/biofilm-1